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In data 7 dicembre il Senato ha approvato la Legge di Bilancio per il 2017, in seguito all'apposizione della questione di fiducia da parte del Governo. Di seguito riepiloghiamo le principali norme di carattere fiscale.

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nutria

Il Presidente della Provincia di Rovigo con apposito decreto e il dirigente dell'Area ambiente con specifica circolare applicativa  hanno emanato le procedure di attuazione del piano regionale di controllo numerico della popolazione della nutria.
Il decreto stabilisce pertanto l'operatività di quanto legiferato dalla Regione Veneto con L.R. 18 del 27/06/2016.
Alcuni punti sono da evidenziare:
- il proprietario /conduttore ha era già stato autorizzato e quindi aveva partecipato ad uno specifico corso di formazione con attestato rilasciato dalla Provincia di Rovigo dovrà compilare l'allegato 2 con marca da bollo da 16,00 € e planimetria del fondo oggetto di intervento e ripresentare quindi la documentazione in provincia ufficio Tecnico risorse faunistiche p.a. Francesco Veronese. Solo ad ottenimento dell'autorizzazione provinciale potrà esercitare attività di cattura e controllo compresa attività di trappolaggio e successiva soppressione con armi di libera vendita;
- coloro non in possesso di corso ma con regolare licenza di caccia e proprietari/conduttori di fondi rustici potranno partecipare ad uno specifico corso di formazione dalla durata di 8 ore che verrà organizzato dalla Provincia. A tal fine gli interessati potranno comunicare alle Zone la propria disponibilità a partecipare al fine di poter organizzare tale corso nei modi e tempi più rapidi tenendo conto eventualmente della residenza degli agricoltori interessati.
Altre modalità operative sulla cattura delle nutrie come quelle relative e allo smaltimento tramite interramento fino a massimo 20  kg (o 5 capi) per ettaro sono esplicitati nel decreto e nella circolare della Provincia.


Si sottolinea l'importanza di aver ricondotto la questione nutrie ad una soluzione praticabile. Non era scontato.

In allegato il decreto del presidente della Provincia, la circolare applicativa e la modulistica da utilizzare.

Per informazioni contattare gli uffici di zona dell'Associazione

Allegati:
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Ogm, sani e buoni: polenta e altro made in Italy da “godere” al Bo

È più salutare per l’uomo e per l’ambiente un mais biologico, uno convenzionale o un mais geneticamente modificato? Richiede più acqua, energia e pesticidi un mais bio, uno convenzionale o un mais “Bt”? e quale dei tre è più buono? Le risposte, per gli interessati, venerdì prossimo 30 settembre al Bo nell’ambito della Notte dei ricercatori. Nel gazebo realizzato nell’ateneo patavino, a partire dalle 17.30, sarà proposto inoltre un assaggio di polente - preparate anche con mais gm, e accompagnate da speck e formaggio - a quanti vorranno degustare e confrontare di persona la bontà.

L’iniziativa fa parte del progetto degli studenti del corso di laurea in Biotecnologie, con la partecipazione dei docenti e di Ami (Associazione italiana maiscoltori) per rendere evidente con la vista e con il gusto le differenze (anche di godibilità, come si legge nella brochure che sarà distribuita ai partecipanti) tra le coltivazioni di mais bio, mais convenzionale e un tipo geneticamente modificato per resistere ad alcuni insetti denominato mais Bt perché contiene un gene del batterio Bacillus thuringensis che consente di ridurre i pesticidi, l’acqua e l’energia necessari a produrlo. In Italia non è possibile coltivare questo mais, mentre è possibile commercializzarlo per l’alimentazione sia degli animali che dell’uomo. Infatti anche il formaggio e lo speck che si potranno assaggiare nel gazebo al Bo derivano dai vegetali gm contenuti nell’alimentazione del bestiame, come avviene pure per tante altre prelibatezze del made in Italy, dalla carne agli insaccati e latticini che quotidianamente compaiono in tavola.

“Come scienziati e come produttori – affermano i promotori dell’iniziativa – pensiamo che sia arrivato il momento di fare una analisi critica e onesta sui veri rischi e i vantaggi che le moderne biotecnologie offrono per la nostra economia e il benessere del pianeta. Gli Ogm sono sicuri per la salute umana e per l’ambiente: lo affermano, sulla base di dati certi, i ricercatori di tutto il mondo, tra i quali recentemente anche 109 scienziati premi Nobel”.

In allegato il pieghevole redatto dagli studenti dell'Università di Padova che verrà distribuito in occasione della manifestazione

Allegati:
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psrveneto

Via libera della Regione Veneto ai nuovi bandi di finanziamento per lo sviluppo rurale. La Giunta Regionale ha approvato i testi dei bandi del Programma di sviluppo rurale 2014-2020 che saranno sottoposti nei prossimi giorni all’esame della terza Commissione del Consiglio Regionale.
I nuovi bandi coprono un ampio spettro di ambiti che vanno dalla formazione professionale, alla promozione dei prodotti di qualità, agli investimenti aziendali, all’insediamento dei giovani agricoltori, fino agli interventi ambientali e alla cooperazione per l’innovazione. In totale si tratta di sette Misure e quindici Tipi d’intervento attivati, per un sostegno complessivo di 89 milioni di euro, cofinanziato dall’Unione europea, dallo Stato italiano e dalla Regione del Veneto.
Le tempistiche per presentare le domande d’aiuto all’organismo pagatore Avepa variano dai 30 ai 105 giorni e dipendono dalla tipologia di intervento. Il Consiglio Regionale ha trenta giorni per esprimere il parere sui testi, prima della definitiva approvazione della Giunta che darà il via ai termini per la presentazione delle domande.

Allegati:
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Deltapo

Nel settembre scorso è stato presentato in XIII Commissione Ambiente del Senato un emendamento al progetto di legge in discussione sui parchi da parte del sen. Caleo (PD) denominato “Parco del Delta del Po” avente l’obbiettivo di creare un unico parco fra i due esistenti quello regionale Veneto e quello Emiliano Romagnolo. L’emendamento è stato presentato assieme ad altre norme aventi l’obbiettivo di modificare la legge quadro 394/91 sui parchi è stato definitivamente approvato dalla Commissione il 6 ottobre ed è in questi giorni in lista di discussione all’Assemblea del Senato per l’approvazione. E’ interessante sottolineare come nelle dichiarazioni di voto il presidente della Commissione Sen. Marinello e il rappresentante del PD Dalla Zuanna parlino esplicitamente di “Parco Nazionale”. L’emendamento è stato promosso dal Ministero dei Beni culturali e dal Ministero dell’ambiente. Anche nella relazione di presentazione del disegno di Legge il Sen Caleo parla esplicitamente di “parco interregionale prodromico alla nascita di un parco nazionale”.

Ma entrando nel merito è opportuno capire di che cosa si tratta: non appena il progetto di legge verrà approvato dalla Camera e pubblicato in gazzetta ufficiale, il Governo otterrà una specifica delega per redigere entro sei mesi un Decreto legislativo con l’obbiettivo di creare il Parco del Delta del Po avente un’area parco compresa nel perimetro dei due parchi veneto e emiliano romagnolo. Inoltre è esplicitato che le aree contigue al parco saranno considerate quelle attualmente vincolate come siti di protezione speciale ai sensi delle direttive Natura 2000 . Nella zona veneta tutte le lagune, le valli da pesca e alcune importanti aree agricole del Delta verrebbero quindi ad essere considerate zona a parco. Il Decreto legislativo potrà essere valido previa intesa con le regioni interessate. Si tratta in fondo di una clausola di salvaguardia che le regioni (in particolare il Veneto) ha preteso in fase di stesura del decreto.

L’impianto legislativo proposto è a nostro avviso molto preoccupante in primis per come è avvenuto il percorso amministrativo senza alcun coinvolgimento del territorio né a livello di sindaci, della popolazione e tantomeno di associazioni. Una scelta politica che mira dall’alto a creare un parco nazionale con presidente indicato dal Ministero e un consiglio direttivo dove la rappresentatività locale è minoritaria e comunque suddivisa con i sindaci dell’Emilia Romagna. Il parco nazionale fa riferimento alla legge quadro 394/91 che verrà abbondantemente modificata nella proposta di legge in discussione al Senato. Oltre a togliere alle regioni nelle quali le aree a parco sono presenti sempre più poteri di scelta, aumentano i vincoli e gli obblighi contributivi per alcune attività presenti sull’area a parco: impianti per la produzione di biogas, approdi di barche, attività estrattive e oleodotti dovranno contribuire economicamente per la gestione amministrativa del parco.
Di fatto la creazione di un parco porta alla creazione di vincoli e obblighi per la salvaguardia del patrimonio naturalistico presente, nel nostro caso di zona umida, soprattutto uccelli ma anche specie erbacee particolari. A tal fine il progetto di legge prevede che le aree Natura 2000 SIC e ZPS ricadenti interamente o parzialmente e addirittura esterne all’area protetta saranno gestite dall’Ente Parco. Finché si tratta di aree demaniali, nulla da dire, ma nel caso di aree private? Si tratta di fatto di un esproprio per fini di pubblica utilità? Crediamo che i tribunali avranno il proprio daffare! Le aree contigue (abbiamo visto essere per il Delta del Po quelle Natura 2000 SIC e ZPS) saranno escluse dagli indennizzi dei danni da fauna selvatica, un ulteriore onere a carico dei proprietari o affittuari d queste aree.

Attraverso il piano del parco che dovrà essere approvato entro sei mesi dalla costituzione degli organi amministrativi dell’Ente verranno approvate le norme per operare all’interno del parco, nelle “aree contigue ed esterne rispetto al territorio del parco naturale”. Ecco, è proprio questo che ci preoccupa: qual è il perimetro che il parco avrà? Abbiamo un piano del parco adottato dall’Ente Parco regionale veneto del Delta del Po e non ancora approvato definitivamente dal Consiglio della Regione Veneto! Inoltre sono state individuate (in barba alla stessa 394/91 che ne prevedeva la scelta da parte della Regione ) direttamente dalla legge in approvazione le aree contigue con allargamento naturale della superficie vincolata e poi si parla di aree esterne lasciando di fatto al nuovo Ente Parco la possibilità di estendere ad altre superfici vincoli, obblighi e divieti. L’agricoltura, l’allevamento ittico e zootecnico potrebbero subire attacchi vincolistici tali da dover far smettere l’attività.

I politici locali e nazionali vedono nel parco del Delta del Po uno strumento di sviluppo turistico criticando la passata gestione e legando il futuro dell’area alla recente acquisizione del titolo MAB UNESCO . Ma basta avere un po’ di pazienza nel leggere tutta la documentazione per capire che prima di tutto avremo come dote uno strumento urbanistico che obbligherà i residenti in zona a rapportarsi con l’Ente parco per qualsivoglia attività dove, per quanto poco, prima di effettuare qualsiasi investimento dovrà essere redatta una VINCA o una VIA (Valutazione di impatto ambientale) da professionisti abilitati con incremento dei costi e della burocrazia per garantire alle specie volatili e erbacee presenti una tranquilla permanenza sul territorio. Sempre leggendo gli atti il così decantato turismo è semplicemente promosso! Non esiste tra gli scopi dell’Ente Parco la realizzazione o promozione diretta di attività turistiche ma solo di tutela della natura e del paesaggio.

La nostra preoccupazione è legata a quanto possano essere deleterie per un territorio l’applicazione non pratica e intelligente di norme ambientali vincolistiche: l’esperienza delle nutrie e dei cormorani ci fa capire come in pochi mesi si possano distruggere intere attività agricole e di allevamento ittico. Inoltre i costi e la lentezza amministrativa possono essere deleterie per le imprese.

Tutti gli associati del Delta del Po sono pertanto invitati ad un incontro per approfondire la problematica in oggetto GIOVEDì 10 NOVEMBRE ore 9,30 presso il Consorzio di Bonifica Delta Po.

granoduro

Si ricorda come già indicato nella precedente newsletter che è stato pubblicato il 28 novembre scorso sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana – Serie Generale n. 278 il Decreto Ministeriale del 2 novembre scorso che detta le modalità applicative del finanziamento in oggetto.
Si tratta, come noto del pagamento di massimo 100 euro per ettaro destinato al grano duro seminato e coltivato in vista dei raccolti 2017, sino ad un massimo di 50 ettari, ed incluso in un contratto di filiera di durata minimo triennale, stipulato dalle imprese agricole, singole o associate, con altri soggetti delle fasi della trasformazione e della commercializzazione nella filiera.

E' importante chiarire che il contratto è triennale e deve essere sottoscritto esclusivamente presso le Cooperative, i Consorzi le OP o direttamente con la società trasformatrice entro il 27 dicembre 2016. Pertanto invitiamo gli interessati a contattare immediatamente il primo acquirente che necessariamente dovà aver già sottoscritto un contratto con una ditta trasformatrice (mulino, pastificio etc.). Successivamente il produttore dovrà consegnare al proprio CAA copia del contratto sottoscritto.

La pubblicazione del DM è rilevante soprattutto per la decorrenza perentoria dei termini che si raccomanda di evidenziare alle imprese associate interessate in particolare per quanto attiene la data ultima entro cui perfezionare il contratto di filiera che consente l’accesso al pagamento ad ettaro.
Infatti sono previsti:
- 30 giorni massimo dalla pubblicazione del decreto per la sottoscrizione dei contratti di filiera con gli altri soggetti della filiera (art. 4, c. 1 del DM);
- 15 giorni dalla entrata in vigore del decreto stesso perché Agea definisca le modalità per la presentazione della domanda di aiuto da parte delle imprese agricole beneficiarie (art. 5, c. 1).

L’aiuto verrà richiesto tramite la Domanda Unica 2017 e successive.

 
In allegato, oltre al DM, le istruzioni operative Agea (in allegato) e le diverse tipologie di contratti di filiera sottoscrivibili tra:
- imp. agricolo e industria pastaria (all. A)
- imp. agricolo e industria molitoria (all. B)
- cooperativa/consorzio agrario/Op e imp. agricola socia (all. C e all. D).

Si rinnova l’indicazione dell’indirizzo internet del sito del Mipaaf dedicato all’argomento dove sono pubblicate molte informazioni inerenti la applicazione del regime di finanziamento e già sopra illustrate sinteticamente:

https://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/10538

Deltapo

Con votazione del 12 ottobre 2016 la Commissione Ambiente del Senato ha approvato un emendamento (21.0.8) che ha come obbiettivo la creazione di un parco unico del Delta del Po comprendente le aree del perimetro del parco veneto e di quello dell'Emilia Romagna. Sempre nell'art. 1 verrebbero identificate come aree contigue ai sensi dell'articolo 32 della Legge 394/91 tutte le superfici comprese nei siti Natura 2000 e le Zone di protezione speciale a i sensi delle specifiche direttive comunitarie.

L'emendamento dovrebbe iniziare il proprio iter all'aula di Palazzo Madama il 25 ottobre. L'emendamento è compreso all'interno di un  progetto di legge di modifica della legge quadro sui parchi (la 394/91).

L'emendamento se approvato definitivamente dai due rami del parlamento prevede che entro sei mesi dall'approvazione venga adottato un apposito decreto legislativo proposto dal Ministero dei Beni Culturali e dal Ministero dell'Ambiente previo parere vincolante delle regioni Veneto ed Emilia Romagna.

La norma in discussione al Senato è estremamente pericolosa per il territorio del Delta del Po poichè la Regione Veneto non ha ancora approvato in via definitiva i confini del Parco già adottati dall'Ente Parco nel 2012.

La creazione delle aree contigue comprendenti le superfici SIC e ZPS porterà alla creazione di vincoli (misure di disciplina) per le attività della caccia, della pesca, delle attività estrattive e per la tutela dell'ambiente. In queste aree sarà inoltre disciplinata la caccia e ammessa solo nella forma controllata e riservata ai soli residenti dei comuni nell'area naturale protetta e dell'area contigua.

Sono evidenti le forti contrarietà che Confagricoltura Rovigo pone sul processo decisionale che si sta verificando. E' mancato il completo coinvolgimento dei cittadini e delle imprese del territorio definendo in modo dirigistico un parco che subito poterà vincoli e chissà quando motivo di crescita per il territorio. Un aumento dei divieti, della burocrazia per far regredire il Delta del Po. Discutibile anche la scelta di creare un unico parco tra le due regioni. Un ulteriore struttura che vorrà gestire il territorio a discapito dei Comuni e delle vere necessità imprenditoriali. 

In allegato l'emendamento e la cartografia

 

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