pacpost 2020

Una buona notizia per l’Italia nelle proposte presentate dalla Commissione Europea sui fondi di coesione per il periodo 2021-2027.

La Commissione ha proposto un aumento del 6% per i fondi di coesione da assegnare all’Italia. In valore assoluto, l’incremento totale è di circa 2,5 miliardi di euro a prezzi 2018. L’incremento delle risorse per l’Italia deriva da una proposta di revisione dei criteri di ripartizione tra gli Stati membri che, oltre a tener conto del livello dei redditi, prende in considerazione anche la disoccupazione giovanile e l’impatto delle migrazioni.

Il negoziato in seno al Consiglio sarà complesso, ma indubbiamente la posizione italiana risulta più favorevole rispetto a quanto si ipotizzava nelle scorse settimane. Le positive novità dal lato dei fondi di coesione dovrebbero indurre l’Italia a concentrare più intensamente l’azione negoziale sulla difesa delle spese per la politica agricola comune.

Con la presentazione delle proposte sul nuovo Quadro finanziario pluriennale, lo scorso 2 maggio, la Commissione ha infatti annunciato una riduzione nel periodo 2021-2027 in misura del 5%. Ma secondo i calcoli di Confagricoltura, avvalorati dalle cifre diffuse dal Parlamento europeo, il taglio reale ammonta al 15%.

Lo scorso primo giugno la Commissione europea ha presentato le proposte legislative della riforma della PAC per il “post 2020”. Secondo la Commissione, gli Stati membri godranno di una maggiore flessibilità per quanto riguarda le modalità di utilizzo delle dotazioni loro assegnate e potranno progettare programmi su misura che rispondano più efficacemente alle preoccupazioni degli agricoltori e delle comunità rurali in senso ampio. Gli Stati membri avranno anche la possibilità di trasferire fino al 15% delle proprie dotazioni PAC dai pagamenti diretti allo sviluppo rurale e viceversa, per assicurare il finanziamento delle proprie priorità e misure.

Relativamente agli strumenti finanziari che saranno messi a disposizione degli agricoltori, la Commissione ha proposto gli interventi che di seguito esponiamo, i quali ora saranno oggetto di valutazione da parte degli Stati membri e delle stesse associazioni agricole.

  • I pagamenti diretti sono confermati e sarà possibile dal 2021 conservare l’attuale sistema dei titoli (con una ulteriore “convergenza interna” dei pagamenti verso la media nazionale) oppure passare ad un sistema di pagamento unico;
  • Il greening viene soppresso e sostituito da una condizionalità definita dagli stati membri. Il comunicato stampa della Commissione recita che “i pagamenti diretti saranno subordinati a requisiti ambientali e climatici più rigorosi”;
  • Ci saranno pagamenti diretti per misure ambientali volontarie programmate dagli Stati membri;
  • I pagamenti diretti comprenderanno i pagamenti di base, i pagamenti per i giovani agricoltori (ai quali verrà riservato almeno il 2% del budget per i pagamenti diretti), i pagamenti accoppiati ed un nuovo pagamento redistributivo indirizzato alle aziende di piccole e medie dimensioni che sarà applicato obbligatoriamente e utilizzerà i tagli applicati ai pagamenti diretti delle aziende di maggiori dimensioni;
  • I pagamenti diretti sopra i 60mila euro saranno ridotti gradualmente sino a 100mila euro. Oltre tale limite si applicherà una riduzione del 100 per cento (plafonamento). In ogni caso dalle somme saranno detratti i costi della manodopera.
  • I pagamenti saranno concessi ai “veri agricoltori” (genuine farmers) che sono in pratica i soggetti, persone fisiche o giuridiche, la cui principale attività economica è quella agricola;
  • Le misure di settore delle varie OCM sono sostanzialmente confermate così come i relativi budget e saranno ricomprese nel nuovo regolamento generale;
  • Lo sviluppo rurale anche viene sostanzialmente riconfermato nella sua struttura generale. Almeno il 30% della dotazione azionale sarà dedicata alle azioni per il clima e l’ambiente. Tra le novità anche un aumento a 100mila euro del massimale per l’insediamento dei giovani agricoltori.

La vera novità della riforma è probabilmente il nuovo sistema di programmazione. In pratica gli Stati membri dovranno decidere e attuare tutte le misure sopra elencate (pagamenti diretti, misure di settore e misure di sviluppo rurale) in un piano strategico della PAC che definirà tutti gli aspetti di dettaglio molti dei quali venivano prima definiti a livello comunitario e che sarà basato sui principi e le indicazioni che comunque verranno stabiliti a livello comunitario.

Questo consentirà una decisa semplificazione dei provvedimenti comunitari che però verranno integrati dalla programmazione nazionale. Programmazione che, come Italia, dovremmo verificare in quale modo coinvolgerà amministrazioni centrali e regionali.

 

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