03/04/2026
È stata accolta la richiesta di Confagricoltura relativa all’estensione del credito di imposta per il gasolio agricolo volta a limitare la ricaduta dei rincari sulla competitività delle imprese e a contenere il rischio di innescare un’inflazione lungo tutta la filiera agroalimentare.
A seguito della guerra in Medio Oriente il prezzo del gasolio agricolo ha infatti raggiunto valori insostenibili. Il taglio di 20 centesimi per 20 giorni delle accise sul gasolio e sulla benzina, decisa con il decreto dello scorso 18 marzo, come sappiamo non ha inciso sul prezzo del gasolio agricolo, che ha invece continuato la sua corsa al rialzo arrivando a toccare il valore di 1,3 euro al litro. Con quel provvedimento il Governo aveva accordato un credito d’imposta sul costo dei carburanti utilizzati dai settori dell’autotrasporto e della pesca, non dell’agricoltura.
Confagricoltura, in tutte le sedi istituzionali, ha spiegato che l’aumento del 50% dei costi del gasolio agricolo ha una ricaduta sulla competitività delle imprese con il rischio di abbandono delle produzioni e di innesco di un’inflazione lungo tutta la filiera agroalimentare. Ha quindi chiesto un credito d’imposta almeno pari al 20% sul costo sostenuto per l’acquisto del carburante, come quello accordato al settore della pesca.
Nella mattinata di venerdì 2 aprile il governo ha stabilito un intervento che mitiga l’aumento del costo del gasolio agricolo prevedendo il credito di imposta del 20% per il mese di marzo. In Italia ormai il prezzo del gasolio agricolo ha raggiunto 1,4 euro/lt, più del 44% rispetto a inizio anno. L'aumento indiscriminato di questo carburante si è verificato peraltro in un momento particolarmente sensibile per le imprese agricole che intensificano gli interventi agronomici nei campi dopo il riposo invernale.
Confagricoltura ricorda che il solo gasolio in alcuni settori produttivi (orto-florovivaismo, fungicolo, zootecnia, piscicoltura, e per alcune lavorazioni come la trasformazione dei foraggi e l’irrigazione) incide sui costi totali di produzione tra il 15 e il 20%.
Per quanto riguarda i fertilizzanti, altro fattore della produzione agricola con prezzi insostenibili a causa dall’incremento del costo del gas e dalla crisi del trasporto navale causati dalla guerra, Italia e Francia hanno chiesto alla Commissione europea di sospendere immediatamente e con effetto retroattivo il Cban, la nuova tassa, dovuta al meccanismo di adeguamento del carbonio, richiesta ai prodotti importati. In alternativa, Roma e Parigi hanno chiesto alla UE di attivare una compensazione finanziaria a favore degli agricoltori. La richiesta per ora non ha ricevuto risposta. Ci rendiamo conto soltanto ora dell’importanza strategica, per la sovranità alimentare dell’Unione Europea, che hanno i fertilizzanti impiegati in agricoltura.
