23/10/2026

Si intravede uno spiraglio dopo dieci giorni di blocchi. Il decreto-legge approvato ieri dal Consiglio dei ministri a sostegno dell'autotrasporto ha placato almeno in parte la protesta contro il caro gasolio, scattata venerdì 16 ottobre in numerose regioni del Mezzogiorno: i presidi sono stati sospesi in Sicilia e in gran parte della Calabria e nella notte i primi Tir carichi di frutta e verdura sono tornati a raggiungere i mercati del Nord. Tra gli operatori c'è fiducia in un progressivo ritorno alla normalità, anche se la situazione resta critica in alcune aree, a partire dalla Campania, e i danni accumulati sono ingenti. Già il 21 ottobre Confagricoltura aveva lanciato l'allarme: l'agricoltura è allo stremo e sono a rischio imprese, occupazione e sicurezza alimentare. «Non possiamo più permetterci di distruggere cibo e reddito», è il messaggio della Confederazione.
Numerosi produttori sono stati costretti a distruggere insalata, zucchine, melanzane, pomodori e altra frutta e verdura di stagione che non poteva essere spedita. Ortaggi come zucchine e cetrioli vanno raccolti ogni due o tre giorni: se non trovano la strada dei mercati, finiscono al macero. Nelle stalle il latte è rimasto fermo per giorni senza essere ritirato e conferito ai caseifici e, in alcuni casi, gli allevatori hanno dovuto destinarlo all'alimentazione degli animali, azzerando il valore di un prodotto che dovrebbe generare reddito. In Campania si sono fermati i caseifici della Mozzarella di bufala campana Dop, che non potevano ricevere il latte dagli allevamenti, a loro volta rimasti senza mangimi.

Secondo Federalimentare, lo stop ha compromesso la continuità produttiva dell'intera filiera, con danni «dal campo alla tavola» stimati in centinaia di milioni di euro: tonnellate di prodotti freschi al macero, linee produttive rallentate o ferme per mancanza di materie prime, merci che non raggiungono i centri di distribuzione. Un quadro che evidenzia tutta la fragilità di un Paese in cui oltre l'80% delle merci viaggia su gomma.
Gli effetti del blocco si sono propagati rapidamente fino ai mercati all'ingrosso veneti, che dipendono in larga parte dalle produzioni meridionali, soprattutto da Campania, Puglia, Calabria e Sicilia.

·         MAAP di Padova – Dopo una domenica con arrivi crollati di circa l'80% (una decina di camion a fronte dei 50-60 attesi), la scorsa notte sono arrivati 20 Tir da Puglia, Calabria e Lazio, scongiurando la penuria di frutta e verdura. Nulla ancora, però, da Sicilia e Campania. Il direttore Francesco Cera invita alla prudenza: «aspettiamo a dire che il rischio sia passato». La prossima notte farà da «stress test»: secondo i grossisti, i camion dovrebbero ripartire da tutto il Sud e gli operatori «sono fiduciosi».
·         Veronamercato – Nei giorni più critici gli approvvigionamenti sono calati del 70%: dalle circa 1.000 tonnellate di frutta e ortaggi scaricate ogni giorno si è scesi a circa 300 tonnellate, con prezzi all'ingrosso aumentati in media del 20% secondo il direttore Paolo Merci. I prodotti più colpiti sono stati uva da tavola, pomodori e agrumi, sostituiti in parte con merce spagnola.
·         Mercato ortofrutticolo di Treviso – Sette giorni di stop hanno comportato una perdita del 20-25% delle forniture di frutta e ortaggi, con difficoltà soprattutto per l'uva pugliese, arrivata solo in piccoli quantitativi, le clementine calabresi e i pomodorini ciliegino e datterino siciliani. Per Francesco Volpato, presidente di Nordest Mercati, è ancora presto per parlare di normalizzazione: «le prossime 48 ore saranno determinanti».

La grande distribuzione ha tamponato le mancanze rivolgendosi all'estero: in questi giorni sugli scaffali veneti è arrivata frutta e verdura da Olanda, Spagna, Polonia, Germania, Turchia e Sudafrica, non sempre a buon mercato per i consumatori. Anche le imprese venete con stabilimenti al Sud hanno pagato un prezzo: come spiega Cristiano Detratti, amministratore delegato della cooperativa Ortoromi di Borgoricco, con sede anche a Bellizzi (Salerno), «produrre senza avere la certezza che la merce possa raggiungere rapidamente i punti vendita espone al rischio di dover buttare interi carichi, con costi e sprechi insostenibili: anche poche ore di ritardo possono essere determinanti».
Come sottolinea Confagricoltura, il problema riguarda l'economia dell'intero Paese. Mentre le aziende del Sud perdevano le proprie produzioni, i vuoti sugli scaffali sono stati riempiti da prodotti di Paesi concorrenti. Quote di mercato conquistate con anni di lavoro rischiano così di essere cedute alla concorrenza estera, con effetti destinati a durare ben oltre la fine dei blocchi.

Confagricoltura Veneto esprime piena solidarietà agli agricoltori e agli allevatori del Sud, che in questi giorni hanno visto andare perduti il frutto del proprio lavoro e il proprio reddito, in un'annata già segnata dagli effetti del clima e dal caro carburante.

«Gli imprenditori agricoli del Mezzogiorno stanno pagando il prezzo più alto di una paralisi di cui non sono responsabili», dichiara Confagricoltura Veneto. «Vedere distruggere ortaggi raccolti con fatica, o latte che non viene ritirato, è inaccettabile per chi conosce il valore del lavoro nei campi e nelle stalle. L'agricoltura italiana è una sola: quello che accade al Sud si è riflesso subito sui nostri mercati, sulla distribuzione e sulle tasche dei consumatori veneti. I primi segnali di sblocco sono positivi, ma ora occorre che la piena regolarità dei trasporti sia ripristinata in tutto il Paese e in tempi rapidi: ogni giorno perso significa altro cibo distrutto, altro reddito bruciato e nuove opportunità regalate ai produttori stranieri. Serono riposte immediate, prima che i danni diventino irreparabili.»