23/01/2026

Le grandi mobilitazioni del settore primario lo scorso 18 dicembre a Bruxelles e il 20 gennaio a Strasburgo hanno portato il Parlamento europeo a votare a favore del ricorso alla Corte di Giustizia UE per un parere giuridico sull'accordo di libero scambio con il Mercosur. Il ricorso alla Corte di Giustizia, che potrebbe bloccare l'entrata in vigore dell’intesa commerciale per diversi mesi, è passato con 10 voti di scarto.
Il voto dell’Europarlamento è in linea con la posizione che Confagricoltura ha sempre difeso e mostra chiaramente quanto questo accordo sia divisivo e non vantaggioso per l’agricoltura italiana ed europea. Le politiche commerciali internazionali non possono non tenere in considerazione il principio di reciprocità, che deve essere alla base degli accordi bilaterali. Non possiamo permetterci intese che premiano standard produttivi più bassi, mentre agli agricoltori europei viene chiesto di fare di più con meno.
In un periodo di forti incertezze geopolitiche è importante tutelare il settore primario che ha ispirato l’Europa dalle sue origini e che oggi contribuisce in modo determinante alla sua stabilità economica, oltre che alla sua sicurezza alimentare con cibo sano e di qualità.
Il rinvio davanti alla Corte posticipa il voto di ratifica del Parlamento europeo, previsto tra febbraio e aprile. Servono almeno sei mesi per ottenere l’opinione della magistratura comunitaria. Rimane invece possibile l’applicazione provvisoria dell’intesa, come deciso dal Consiglio all’inizio del mese. Tecnicamente l’applicazione provvisoria entrerebbe in vigore non appena uno dei quattro Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay) ratifica il trattato. La questione dell’applicazione provvisoria resta però politica, si presume che deciderà la Commissione UE d’intesa con il Consiglio, quindi con gli Stati membri. 

Accordo UE-Mercosur - Breve cronistoria dell'ultima settimana 
Lo scorso 17 gennaio in Paraguay l’Unione Europea e i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) hanno siglato l’Accordo Commerciale che darà vita a un mercato che coinvolge 700 milioni di cittadini e vale quasi il 20% del PIL globale. Alla cerimonia hanno partecipato la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio UE, Antonio Costa, il commissario Ue per il commercio, Maros Sefcovic e i leader dei Paesi sudamericani. Von der Leyen ha definito l’intesa una "scelta chiara e deliberata" per un commercio equo e una partnership a lungo termine, sottolineando l'eliminazione di dazi che pesano per circa 4 miliardi di euro l'anno sulle imprese europee, affermando che l'accordo offrirà nuove e consistenti opportunità commerciali alle imprese di tutta la Ue, determinando un aumento stimato del 39% delle esportazioni annuali verso il Mercosur per un valore di circa 49 miliardi di euro e sostenendo centinaia di migliaia di posti di lavoro nell'Unione Europea. Se da un lato la Commissione Europea evidenzia i vantaggi per l’export agroalimentare UE (con una crescita stimata del 50% per settori come vino, olio d’oliva e lattiero-caseari e la tutela di 344 Indicazioni Geografiche), dall'altro rimangono forti le preoccupazioni per i comparti agricoli più sensibili. L'accordo prevede un fondo di 6,3 miliardi di euro dal 2028 per sostenere gli agricoltori in caso di turbative di mercato e clausole di salvaguardia per i picchi di importazione. Tuttavia, per Confagricoltura queste misure non sono sufficienti a colmare il divario degli standard produttivi. Secondo Confagricoltura l'accordo è sbilanciato a favore dei produttori sudamericani, specialmente per le produzioni estensive e di massa che non sottostanno alle rigide regole europee in materia di sostenibilità e sicurezza alimentare. Il messaggio portato a Strasburgo, insieme ai partner del Copa-Cogeca, è chiaro: chi vuole esportare verso l’Unione Europea deve rispettare le stesse identiche regole produttive e ambientali imposte ai nostri agricoltori.

Dopo che lo scorso 17 gennaio era stato siglato l’accordo commerciale tra Ue ed i Paesi del Mercosur (vedi articolo che precede), con 334 voti a favore, 324 contrari e 11 astenuti l’Europarlamento ha votato a favore di un ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per chiedere un parere giuridico sull’accordo. In teoria il ricorso potrebbe bloccare l’entrata in vigore dell’accordo commerciale per diversi mesi. Il rinvio, determinato dalle proteste degli agricoltori di tutta Europa, sfociate nelle manifestazioni dello scorso 18 dicembre e 20 gennaio scorsi, ha suscitato l’aspra reazione della Germania (che ha definito deplorevole la decisione del Parlamento Europeo di bloccare l’accordo), che chiede l’applicazione dell’accordo in via provvisoria (ma nei giorni scorsi i vertici della Commissione Europea si erano detti non intenzionati), e di alcuni settori del Made in Italy. Il Presidente di Federalimentare, Paolo Mascarino, ha dichiarato che nel caso di un rinvio di 12 mesi dell’entrata in vigore dell’accordo, il costo per il sistema Italia costerà 1,5 miliardi di euro di mancato export, dicendosi convinto che l’obiezione giuridica che è stata sollevata dinanzi la Corte Ue non ha costrutto, mentre da Assica (l’associazione degli industriali delle carni lavorate) e dal mondo del vino c’è delusione per il mancato allargamento degli spazi di libero scambio e per una chiusura protezionistica che, a loro giudizio, non gioverebbe a nessuno, mentre l’accordo sul Mercosur viene giudicato come una preziosa opportunità di sviluppo.

Le grandi mobilitazioni del settore primario dello scorso 18 dicembre a Bruxelles e del 20 gennaio a Strasburgo, hanno portato il Parlamento europeo a votare a favore del ricorso alla Corte di Giustizia Ue per un parere giuridico sull'accordo di libero scambio con il Mercosur. Come anzidetto, il ricorso potrebbe bloccare l'entrata in vigore dell’intesa commerciale per diversi mesi. Il voto dell’Europarlamento è in linea con la posizione che Confagricoltura ha sempre difeso e mostra chiaramente quanto questo accordo sia divisivo e non vantaggioso per l’agricoltura italiana ed europea. Le politiche commerciali internazionali non possono non tenere in considerazione il principio di reciprocità, che deve essere alla base degli accordi bilaterali. Secondo Confagricoltura, non possono essere siglate intese che premiano standard produttivi più bassi, mentre agli agricoltori europei viene chiesto di fare di più con meno. Sempre secondo Confagricoltura, in un periodo di forti incertezze geopolitiche è importante tutelare il settore primario che ha ispirato l’Europa dalle sue origini e che oggi contribuisce in modo determinante alla sua stabilità economica, oltre che alla sua sicurezza alimentare con cibo sano e di qualità.